Pigneto


Collocato nel quadrante est della città, il Pigneto è un’area urbana del Municipio Roma V, leggibile “a triangolo” tra Porta Maggiore, largo Preneste e piazza della Marranella.
In una descrizione più ampia, il quartiere si estende a partire da piazzale Labicano tra via Prenestina, via Casilina e via dell’Acqua Bullicante.
Il Pigneto è un’area urbana “di margine” solo in apparenza, perché negli ultimi decenni è diventato uno dei luoghi più riconoscibili della Roma contemporanea, capace di tenere insieme memoria popolare, trasformazioni urbane, cultura e creatività.
Il nome è legato alla presenza di una lunga fila di pini, piantati dalla famiglia Caballini lungo il muro della settecentesca Villa Serventi: da qui “Pigneto”.
L’impronta popolare del Pigneto è antica: il quartiere nasce intorno al 1870 su un paesaggio fatto di orti, ville e vigne, già presenti almeno dal Settecento.
Questa crescita “per addensamento” (strade, case basse, tessuto abitativo minuto) è una delle ragioni per cui il Pigneto viene spesso percepito come un quartiere con un’identità forte e riconoscibile: una Roma costruita nel tempo, per strati.
Il Pigneto è stato un quartiere giovane ma attivamente antifascista e che subì i bombardamenti alleati del 1943 e del 1944.
Nel dopoguerra, come molte aree della cintura interna di Roma, il Pigneto si è progressivamente densificato e ha cambiato volto: ma ha mantenuto una dimensione di prossimità molto forte (strade, piazze, percorsi “a piedi”) che ancora oggi ne determina il carattere.
Il Pigneto è spesso descritto come un “set naturale”: il quartiere è strettamente legato al cinema Neorealista di “Roma città aperta” (1945) di Roberto Rossellini, nonché all’ “Accattone” di Pier Paolo Pasolini.
Uno dei punti focali del quartiere è via del Pigneto, pedonalizzata dal 2015, la spina che concentra passeggio, locali e vita serale.
Al Pigneto la street art è diventata parte del paesaggio quotidiano e, insieme a cinema e vita di quartiere, contribuisce a definire l’identità contemporanea della zona. Murales e interventi su serrande, facciate e muri di passaggio trasformano strade e piazze in un percorso a cielo aperto, in cui convivono opere monumentali e lavori più piccoli, spesso legati a temi sociali, memoria urbana e narrazione popolare. Il risultato è un quartiere che si legge anche attraverso le immagini: camminando tra vie interne e assi principali, le opere creano punti di orientamento, accendono angoli marginali e favoriscono una fruizione lenta, “da passeggiata”, invitando a osservare dettagli, stratificazioni e cambiamenti della città.